La “Uno Bianca” attraverso tre libri

Rispetto ad altri “misteri italiani”, quello che avvolge la cosiddetta “banda della Uno Bianca’‘ non é particolarmente vivo nelle cronache e nelle ricerche degli appassionati. Probabilmente perché, a prima vista, di irrisolto c’é ben poco: i colpevoli delle azioni criminali che hanno martoriato l’Emilia Romagna a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 sono stati individuati al di là di ogni ragionevole dubbio, e processati.

Tuttavia, permangono diversi motivi di interesse, meritevoli di un supplemento d’indagine. Ancor prima che fossero individuati i componenti della banda, esponenti della politica e dell’informazione già sollevavano dubbi sul vero fine delle loro attività criminose, chiedendosi se fossero semplicemente a fine di lucro o se invece rispondessero ad un disegno destabilizzante, stabilito da qualcuno più alto in grado e mai identificato. Diversi elementi vennero sollevati a supporto di tale ipotesi. Citiamo i più robusti, tralasciandone altri meno convincenti (Eva Mikula agente segreto, le rivendicazioni di Falange Armata, la volontà di colpire il senatore Libero Gualtieri mentre questi indagava su Gladio, il collegamento con la strage di Bagnara).

  • Il movente economico é labile. Il valore economico del “bottino” é irrisorio se confrontato alla portata delle azioni criminali della banda. A fronte di 24 morti e 102 feriti, é stato calcolato che i proventi annuali delle rapine non superavano per ciascun componente della banda il corrispettivo di un dignitoso stipendio statale.
  •  Vi fu un numero consistente di uccisioni “gratuite”, senza movente di rapina, e dagli effetti destabilizzanti sull’opinione pubblica: coinvolsero elementi ai margini della società, già soggetti di tensioni sociali (gli zingari, gli operai senegalesi), e tutori dell’ordine (i carabinieri del Pilastro).
  • Vi fu un conclamato tentativo di depistaggio, ad opera del carabiniere Domenico Macauda. Qual é il vero movente di Macauda? Chi furono i suoi complici?
  • Nel modus operandi, la tipologia dei componenti, l’evoluzione delle azioni criminose, la Uno Bianca presenta eccezionali similitudini con la banda del Brabante-Vallone: un’organizzazione criminale attiva in Belgio negli anni ’80, mai identificata ma dietro la quale é stata appurata l’azione di supporto e depistaggio delle indagini da parte della Stay-Behind belga.

A riprova della sua precocità, l’ipotesi di un disegno eversivo dietro le azioni della Uno Bianca é al centro del primissimo libro uscito sull’argomento. Dato alle stampe nel Marzo 1995, succede di appena 4 mesi l’identificazione e l’arresto di Roberto Savi.

Uno Bianca: terrore di stato?
Paolo Graziani
Il Parallelo, 1995
184 pagine, brossurato
ISBN 8886202156
(Valutazione: 40-60€)

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Il libro di Graziani contiene anche alcune fotografie del processo.

Si tratta di un’opera largamente sconosciuta. Google non vi fornirà alcun risultato inerente, al di là dell’audio di una intervista con l’autore (fatta a ridosso dell’uscita, nel 1995) presente nell’archivio di Radio Radicale. La stessa casa editrice, “Pragma” di Bologna, era certamente una piccola realtà e pare scomparsa dai radar: ho trovato tracce della sua attività (nel campo della saggistica, soprattutto a tema giuridico) solo tra il 1991 ed il 1995. Addirittura più di uno, tra gli autori che negli anni si occuperanno della vicenda, ignorerà il libro di Graziani e tratterà invece quello di Sandro Provvisionato (Maggio 1995) come la fonte primigenia sul caso.

Giustizieri Sanguinari
Sandro Provvisionato
Tullio Pironti Editore, 1995
281 pagine, brossurato
ISBN 8879371452
(Valutazione: 30-40€)

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Il testo di Provvisionato riprende i temi e le informazioni già soggetto del libro di Graziani, ma si presenta come una lettura più strutturata, e leggermente più neutrale nei confronti della tesi dei “mandanti”.

Ciò nonostante, entrambi gli autori, Graziani e Provvisionato, perseguono con convinzione l’idea che dietro la Uno Bianca non ci sia solo “la targa, i fanali ed i paraurti”, parafrasando le parole di Fabio Savi. É interessante considerare anche un testo che argomenta in senso opposto, ritenendo quelle che abbiamo introdotto sopra fantasie complottistiche, sospinte dalle forze politiche della sinistra.

Uno Bianca
Massimiliano Mazzanti
Lupo Edizioni, 2008
276 pagine, brossurato
ISBN 9787790294361
(Valutazione: 18-30€)

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Il libro di Mazzanti (giornalista e politico dell’area della Destra) prende a missione di smontare qualsiasi ipotesi di secondo livello dietro le azioni della banda dei Savi. Ha gioco facile con le suggestioni più fantasiose, come un presunto collegamento tra l’attività della Uno Bianca e la strage di Bagnara. Fa decisamente più fatica su altri punti: i delitti senza movente, come l’eccidio del Pilastro, vengono spiegati come semplice paura di lasciare testimoni. Infine, l’autore glissa con opportunità sulle matasse più difficili: senza mandanti né secondi fini, il depistaggio di Macauda viene privato di qualsiasi spiegazione plausibile.

Al di là di un giudizio di merito, il libro di Mazzanti é decisamente interessante dal punto di vista editoriale. Esce in prima edizione (quella della foto, di sempre più difficile reperibilità) con le “Lupo Edizioni”: la pagina Facebook di questo piccolo editore bolognese lascia immaginare uno stretto legame con ambienti di destra (anche estrema), nonché una affiliazione con Mazzanti stesso. Il testo riappare sei anni dopo in seconda edizione (in commercio) con la casa editrice “Minerva”. Da segnalare che su questa nuova edizione pesano gli strali di Giovanni Spinosa, pm nel processo alla Uno Bianca, molto risentito dalle parole poco lusinghiere che Mazzanti riserva al suo operato.

Proprio di Spinosa é un altro libro sulla Uno Bianca (Chiarelettere, 2012, in commercio), che tuttavia mi sento di sconsigliare per lo stile paludato, focalizzato sulla vicenda processuale e scevro di veri elementi investigativi nuovi rispetto a quanto già conosciuto attraverso le pubblicazioni precedenti. Più interessante “Un gioco infame” (Piemme, 2008, esaurito, valutazione 35€) di Massimo Polidoro. Se non altro perché l’autore é il presidente del CICAP. Il libro di Polidoro, cosí come quello di Provvisionato citato sopra, rappresentano punti di partenza ideali per addentrarsi nei meandri di questa indagine. Anche se i veri cultori non dovrebbero farsi sfuggire il libricino “fantasma” di Graziani.

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